Morning Fluff: Sans actual fluff, but otherwise true to life.
Dovrei imparare che abbassare lo sguardo non mi fa scomparire!
Scarliga Merlüss: Terremoto e Sciacallaggio 2.0 →
Nel mentre che metà paese è sotto shock per le scosse e le vittime del terremoto nel modenese, c’è chi pensa bene di approfittare di un’opportunità di ribalta a bassissimo costo. Trasformare un problema in opportunità, si dice.
Come? Sfruttando l’attenzione e l’hashtag #terremoto, inevitabilmente trending topic su Twitter, per veicolare messaggi promozionali.
La “soluzione” per gli amici di Groupalia è mollare tutto e scappare a Santo Domingo! Eggià perché il link punta ad un’offerta irripetibile per Samanà, che, ironia della sorte, non è poi coì distante da Haiti..
Un tweet infelice e surreale, immagino pensato come una battuta azzardata, è diventato un enorme boomerang con migliaia di critiche ed insulti a chi ha pubblicato il messaggio.
Tanto che l’azienda è stata costretta a tornare sui suoi passi, cancellando il tweet e pubblicando un messaggio di scuse. Troppo poco secondo molti, che chiedono un impegno più concreto per dimostrare il rimorso per il messaggio.
L’azienda di prodotti sportivi Brux ha la soluzione contro il fastidioso problema delle vibrazioni. Poco importa se son quelle di una gita in moutain bike o quelle di una scossa di Magnitudo 6. Non mette hashtag (guardando il profilo c’è anche il dubbio che non sappia come si fa). Senza link non si capisce neppure a cosa si riferisce.
Infine i geni di Prenotable che suggeriscono di esorcizzare la paura con un bel pranzetto. E un bel chissenefrega delle scosse, delle vittime e dei disagi. Vieni in uno dei nostri 800 ristoranti!
Ora lascio ad ognuno le riflessioni sul buon senso di inserirsi in una situazione di emergenza per farsi belli e piazzare la propria offerta, auto-generando come dice Roberta una crisi al proprio Brand.
Per quanto riguarda l’utilizzo “abusivo” dell’hashtag #terremoto questi messaggi son da condannare al pari di quelli delle persone che postano battute, doppi sensi, informazioni non verificate, con la conseguenza di sporcare un canale di comunicazione che diventa importante per gestire al meglio le emergenze.Update: tutti gli account si sono scusati dei messaggi. Ma ripeto, più che i mea culpa servirebbero azioni concrete.
che vergogna…
Life of Chini: “Dove ho messo le chiavi dell’auto? Erano lì, dentro il cesto delle... →
“Dove ho messo le chiavi dell’auto? Erano lì, dentro il cesto delle robe inutili all’ingresso. Ero sicuro di aver vuotato le tasche come al solito. Sono rientrato da lavoro, forse un po’ rincoglionito credo, però ricordo di aver messo le mani in tasca, e mentre davo una grattatina non troppo velata alla palla destra, ho afferrato le chiavi per gettarle in quel canestro di inutilità mai abbandonate. Lo chiamano vuota-tasche, e andrebbe anche bene, ma mi sono chiesto spesso se ci fosse un disegno oltre l’apparenza, se qualcosa restasse lì a lanciare sordi messaggi. Non che c’abbia mai dato tanto peso. Ho usato una vecchia insalatiera di legno, e l’ho messa sulla prima mensola all’ingresso. All’inizio è stata anche una scelta fashion, molto patchouli e saluto al sole; poi, man mano che il tempo portava via l’entusiasmo del giocare a mamma-casetta, ho lasciato che la polvere coprisse tutto, anche la mia quotidianità. E mi sono scoperto ad arrancare stancamente verso un uscio sempre più grigio; e quel legno, prima brillante e caldo, si è trasformato ben presto in un opaco riflesso dei miei pensieri, sempre pieno di solitudine stretta tra confusione un po’ velata di vecchi ricordi e odori. Grigio. Ho cercato le chiavi dell’auto, allora. Mi sono seduto al nostro tavolo in sala, con l’insalatiera di legno tra le mani, e il ciarpame della nostra vita sepolto lì dentro. Ho guardato a grandi linee, incerto sul da farsi, e poi ho vuotato tutto, pattumiera calata dall’alto. Ho rimestato e lasciato che il mio sguardo vagasse tra gli oggetti polverosi e spenti, mentre tra i pensieri riemergevano le molte vite vissute assieme, i ricordi felici abbandonati in inutili simboli. L’inconscio che conserva, che salva oggetti e persone per ricordarci dei momenti vivi. Piccoli riassunti di grandi giornate: la spilla che portavi tra i capelli al mare, com’era caldo il suo respiro sul mio mentre te la toglievo per scioglierti i capelli e avvolgermi del tuo sorriso. Pesca, profumavi di pesca, anche quando siamo andati al cinema; eccoli i biglietti, inutili e sbiaditi, reliquie santissime di una serata magica. La pioggia che ci portò fino a quel bar, dove tu prendesti un caffè lungo, forte, senza zucchero. Ed io scherzavo, e ti dicevo che vivevi la vita con troppa sofferenza, che dovevi lasciarti andare al miele. E tu che raccolsi la bustina e la mettesti in tasca:”La terrò per un momento speciale”. Ed eccola lì, dentro l’oblio. E senza accorgersi di averlo vissuto, quel momento speciale, io mi rendo conto solo ora che lo zucchero è finito. Ci sono spiccioli anche. Infiniti, inutili spiccioli di rame, resti di tante serate a bere e ridere di me, di te permalosa, di tutti gli altri, giocando stupidamente a fare la coppia diversa, speciale. Giocando. Giocando fino a quando la realtà è penetrata nel nostro monopoli e non ci ha lasciato che carte sgualcite, istruzioni lise e pedine rotte. C’è un pezzo degli scacchi qui dentro, come c’è finito non lo so. Tu volevi imparare, ed io ho cercato di essere il tuo mentore. L’ho fatto per tutta la vita, e non capivo perchè più mi sforzavo, più tu non imparavi. E non capivo. Che ero io l’allievo, ripetente, bocciato, di coccio. Tu che mi aspettavi sempre, che mi seguivi sempre. Io che non vedevo, non capivo. Come fai a spiegare l’universo ad un bambino? Ho giocato con te fino a farmi sanguinare le mani. Ho giocato perfino sulle tue lacrime, ho salvato il fazzoletto su cui piangevi, come fosse un trofeo. Non ho dato retta al panno umido, e ho salvato solo l’asciutto dei ricordi, e con essi l’aridità dei sentimenti. Ho salvato le foto delle gite, i fiocchi dei regali, i portachiavi inutili, regalati in mille compleanni assieme. Ha salvato tutto, ho perso tutto. Ieri hai aperto il portoncino, stancamente mi hai fissato, e hai abbassato gli occhi salutandomi. Inerme. L’oblio nell’ombra della tua anima mi ha tolto dieci anni di vita. Sono diventato vecchio, stanco, sordo e cieco. E solo allora ho capito di averti perduta. Anni e anni a cercare qualcosa di diverso. E accorgersi del diamante più puro incastrato sotto la suola delle scarpe, calpestato da mille giorni stanchi e inutili, biechi silenzi carichi del nulla più solitario. Ora tu stai dormendo, ed io raccolgo i miei pensieri come cocci; forse qualcosa si può aggiustare, forse si tratta solo di gettare questa insalatiera e comprarne un’altra. Gialla. L’illusione dei colori, il sole di primavera che scongela e scalda. Forse. Ho lasciato vagare lo sguardo a quei piccoli oggetti, ho abbracciato ogni singolo istante che portano dentro, ho dimenticato il motivo per cui sono qui. C’è qualcosa di sbagliato nel dover lottare tutti i giorni per aver ragione della polvere, ma non posso fare altro, la vita ti regala lezioni anche se tu non le vuoi. Stanotte mi sdraierò con te, ti abbraccerò. Domani getterò tutto questo ciarpame, sperando che il veleno esca dalla ferita, e che qualcosa riemerga da quell’abisso. Fiori. Devo ricordarmi di prenderti dei fiori. Magari basterà.”
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Siamo nella uva: di polvere vestito.
E’ lungo. Però è bello. E vero.
(via batchiara:prezzemolo)
Beyoncé - If I Were A Boy
Put onions on the pizza…
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![lupoderoma:
What you see vs. what animals see [EatLiver]](http://25.media.tumblr.com/tumblr_m4qw1n82gU1qz5qwco1_500.jpg)


